sabato 1 novembre 2008

A proposito di violini Stradivari, veri e falsi.







Il violino di Serafino
racconto

. Ho sposato una ragazza di Gualtieri, cittadina della provincia di Reggio Emilia detta la "piccola capitale padana". Anzi ella è precisamente di Santa Vittoria che di Gualtieri è degna e importante frazione. Tutto piccolo meno la piazza principale, di bellezza inappagabile, che non sfigura di fronte ad ognuna delle metropoli europee che abbiano grandi centri storici più rinomati. Si chiama Piazza Bentivoglio dal palazzo che è un gioiello architettonico del tardo cinquecento.
Matilde, mia moglie, è però nata e vissuta a Genova. Era suo padre, della patriarcale famiglia Bagnoli che veniva da quel crocevia di case immerse tra gli argini del Crostolo, che pare più un canale di irrigazione che un torrente. Si chiamava Serafino, stesso nome del nonno capostipite delle orchestre di violini (i cento violini di Santa Vittoria) che animarono per tutta la prima metà del secolo scorso, il novecento, le feste e i balli della Bassa Padana.
Tuttavia Matilde conosceva bene Santa Vittoria perché i genitori l'avevano portata e lasciata dai nonni durante tutto il periodo della guerra, quando, dai tre ai cinque anni, la tenero in custodia per toglierla dalla carestia, e le tessere alimentari 'a bollini' vigenti in città ma ignorati nella profonda campagna emiliana. Gualtieri, e Santa Vittoria, negli anni '40 erano paesi se non ricchi comunque senza la miseria delle terre verso il delta, nella Bassa più profonda, dove si cenava con la polenta al centro della tavola e una aringa appesa al trave su cui tutti sfregavano le loro fette gialle fumanti.
Dopo finché fu adolescente ci passava le vacanze dalla scuola. Mi raccontava del Crostel dove il nonno pescava grosse carpe e pesci gatto. Dello zio casearo, marito dell’altra nonna, la Zorame una vera resdora, che l’aveva come una figlia non avendone alcuno. “Mi rimpinzavano di bocconi di grana reggiano, merende di frutta, e pasti giorno e sera coi tortelen o e cannelloni ripieni alla panna.
Sapeva di uno strano personaggio, una specie di barbone che faceva il pittore itinerante lungo le strade e le rive del grande fiume con le sue tele. Si fermava di cascina in cascina, e che dava un quadro a chi lo faceva mangiare e dormire, tanto da riempire dei suoi quadri -coloratissime tele di animali dalla gallina nostrana alla tigre africana, foreste paradisiache e terre infernali- tutte le pareti delle cascine intorno al Po. Si chiamava Antonio Ligabue, un corpo magro, trasandato, dagli occhi allucinati. Tutti lo conoscevano nella Bassa, con la Guzzi rossa, e la sua casa dentro il sidecar. Sembrava lo scemo del villaggio e invece seppe incantare il mondo con la raffigurazione di questa zona, immaginando foreste paradisiache e terre infernali. Vicine miserie e lontane ricchezze. Un genio come van Gogh anche se meno celebrato. E tuttavia, un giorno, prima che diventasse famoso, passarono in quella plaga del Po mercanti e incettatori, che rastrellando casa per casa comprarono tutti i suoi quadri quasi per nulla. Facendolo conoscere all'Italia ci ricavarono milioni su milioni.
Dei violinisti non ne fece mai cenno. Fu un collega di ufficio di Ferrara che me li fece scoprire parlandomi 'cinque violini cinque' di Santa Vittoria quando seppe che avevo sposato una Bagnoli originaria di quelle parti. "Era una orchestra di soli violini che girava di festa in festa chiamata a furor di popolo per le loro belle esecuzioni di tanghi, polche, valzer, e mazurke; 'folk' o 'liscio' come si direbbe oggi" mi disse entusiasta di avere l'occasione di rievocare quei musicisti della sua infanzia. Ne parlava con sincera ammirazione: "Sai erano molto importanti, come Raul Casadei, oggigiorno". Insomma mi inoculò la curiosità di saperne di più.
Organizzammo una gita a Gualtieri ospiti dei parenti paterni che tra nonni e zii erano una discreta quantità. Noi scegliemmo la Zorame una tipica 'resdora' della Bassa, grassa e tonda che pareva una botte di lambrusco da spillare dal naso rosso a patata. Donna senza figli ci accolse con grande gioia e soddisfazione preparando per noi manicaretti che ricorderò tutta vita. "Sai zia" le dissi "la nostra visita ha uno scopo. Mi è arrivato l'eco della fama antica dei cinque fratelli Bagnoli tutti violinisti e vorrei saperne di più". I suoi occhi s’illuminarono: "Aspetta" e accompagnò con un segno della mano alla maniera di indicare 'alt'. Sparì nelle stanze e tornò dopo poco impugnando un violino con l'archetto: "Guarda qui, ho proprio il violino del povero Serafino che l'aveva lasciato al figlio e questi regalato a me per tenerlo come ricordo della famiglia. Tieni, te lo regalo". Ne so poco di strumenti musicali, quindi non sapevo giudicare il valore dell'oggetto, né il suo stato di conservazione. Mi limitai a ringraziare ed incassare tutto contento del dono inatteso.
Prima di tornare a Genova sapevo molte cose sui violini di Santa Vittoria. Naturalmente in particolare della famiglia Bagnoli a cominciare dal capostipite Bagnoli Serafino che fondò nel 1904 la prima orchestra famigliare coi figli Arnaldo, Aristodemo, Amedeo, Valseno e Enea (i '5violinisti5' come li chiamai subito io dopo i racconti rievocativi di zia Zorame), e finire agli inizi del 1963 quando l'attività dei musicanti si spense. "Sai" raccontava Zorame "facevano il giro delle feste patronali, delle sagre. Li chiamavano per balli e matrimoni. Andavano a piedi percorrendo gli argini nei paesi vicini, in bicicletta sulle strade con la zimarra e il violino portato religiosamente come un fucile... Quando partivano tutti assieme era una festa nella festa; uno spettacolo che infondeva gioia e allegria solo a vederlo.
Mettemmo il violino in sala come ornamento in un angolo della poltrona. Una sera stavo seduto al suo fianco riposandomi. Tanto per fare qualcosa provai a suonarlo, ma era del tutto scordato. E poi io non sapevo nulla di musica, neppure muovere l'archetto sulle corde. Che il 'bischero' fosse la manopola per tirarle lo appresi allora. Scrutandolo e osservandolo mi cadde l'occhio dentro le feritoie a forma di chiave musicale. In una vidi che appariva una scritta e per leggerla bene la illuminai con una torcia. Apparve incisa a fuoco sul legno la dicitura: 'Antonius Stradivarius cremonensis faciebat 1721'. Un colpo. Per la mia ignoranza in materia neppure mi passò per la mente che poteva essere il marchio di un modello di fabbrica. O la burla del vecchio Serafino che aveva chiesto l'incisione al liutaio a cui aveva ordinato lo strumento. Per me era un 'violino stradivari' senza alcun dubbio. La sorte aveva voluto ribaltare completamente la mia vita che al momento la quotazione di mercato si aggirava ul miliardo di lire. Da vivere di rendita il resto della vita. Per un certo periodo io e mio moglie non pensammo ad altro. Vivemmo in perfetta comunione dei cinque fratelli Bagnoli che suonavano lo Stradivari senza dirlo a nessuno. Naturalmente l'illusione sbollì quando il custode del conservatorio Paganini, intenditore accordatore collezionista di violini, ci diede il verdetto negativo. Glielo avevo portato a vedere fasciato in un drappo di velluto rosso.
"Guardi" mi disse "lo fasci pure con la carta di giornale..." spiegando come non solo non era dell'eccelso cremonese, ma neppure era un violino di valore.
Insomma me lo disprezzò talmente che da quel giorno il violino sta mesto mesto all'angolo della poltrona a ricordarmi però la bella storia dei 'cento violini di Santa Vittoria.

Pier Luigi Baglioni

venerdì 31 ottobre 2008

Genova Boccadasse. Mareggiata.


La notte del 29/30 ottobre 2008 il Golfo di Genova è stato investito da una bufera di vento che non si ricordava da almeno 25 anni. Le raffiche a 120 km/h hanno investito lo skyline della città provocando seri danni. Nella foto il quartiere di Boccadasse quando la mareggita stava già declinando.

L'album completo delle fotografie sulla mareggiata si possono visitare (e scaricare) dal link:

< http://picasaweb.google.it/pierluigibaglioni/MareggiataDel30OttobreAGenovaEDintorni >

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mercoledì 29 ottobre 2008

Piazza Caricamento a Genova dal 1850 a oggi.
























Piazza De Ferrari e Caricamento, oggi e ieri.
Oggi la Piazza Caricamento di Genova contende l'epicentro cittadino a Piazza De Ferrari. Anzi è più di sosta e passeggio che quella ormai puro centro di passaggio. Da Caricamento si accede al Porto Antico da una parte ed al Centro Storico dall'altra, quindi è preferito da coloro che hanno da spendere il loro tempo libero. De Ferrari invece ha assunto il ruolo di centro direzionale per le attività commerciali e aziendali. La prima per lo svago, la seconda per il lavoro. Ma in fondo è sempre stato così. Lo si vede dalle foto dell'800 della Piazza Caricamento: Ove oggi passa la Sopraelevata di acciaio, era una grande terrazza di marmo che fungeva da belvedere al porto sottostante con velieri e barche all'attracco.


>>>> Se vuoi sfogliare un album completo di Genova come era
clicca il link:

lunedì 27 ottobre 2008


Tipica piazzetta del Centro Storico di Genova: Piazza Pollaioli. Tempo fa Il quotidiano cittadino Secolo XIX pubblicò una serie di dispense -Genova com'era, com'è- in cui affiancava cartoline antiche di fianco a fotografie scattate oggi. Non saprei dire se prediligo la città com'era rispetto a quel che è. Certamente le strade tranquille, suggestive di aria pura; percorse serenamente da pedoni, davano il senso della centralità dell'uomo rispetto agli automezzi. Un principio urbanistico criminalmente messo sotto i piedi dal connubio amministratori-costruttori dagli anni 1960 in poi per arricchirsi impunemente.

mercoledì 22 ottobre 2008

la strage degli improvvidi



Memorial in corso Canepa a Sampierdarena per un giovane motociclista di fede sportiva sampdoriana. E' uno dei tanti dolorosi fioriti altarini che vengono messi per ricordare la scomparsa di giovani in incidenti stradali. Ricordo che negli anni 1970, mi pare, uscì il nuovo modello di moto Kawasaki, 500cc, quattro motori a due tempi allineati sotto il serbatoio. Aveva una accelerazione a razzo, ed una tenuta di strada pessima essendo troppo leggera per la velocità espressa. Un ordigno suicida per chi lo guidava temerariamente che falciò la vita di un folto gruppo di giovani motociclisti. Venne tolto in sordina dal mercato (come la 'Daufine' nelle auto).

Questi giovani defunti, motociclisti imprudenti e dissennati ( o tossicodipendenti senza dominio di se che si giocano la vita in una over dose) sono vittime di se stessi e pagano con la vita i loro torti. E perciò fanno pena. Ma più ancora rabbia.
Mattino di Natale 2008 a Civitavecchia un'auto con 5 giovani a bordo salta il guardrail ed esce dal cavalcavia. Dopo un volo di 10 metri muoiono i quattro passeggeri mentre sopravvive il 19enne alla guida. Il giovane risulterà positivo al narcotest, e dovrà rispondere di omicidio colposo.
Sparsasi la notizia in città 300 mamme corrono all'obitorio a vedere se c'era il figlio loro.


Ma c'è un'altra genia di improvvidi impuniti che invece mette rabbia. Sono gli irresponsabili che si pongono alla guida della loro auto ubriachi e drogati. Essi non ignorano che in quello stato la legge vieta loro di condurre la macchina. Neppure rendersi conto che alla infrazione della legge assommano la potenziale pericolosità del loro comportamento. Tuttavia l'essere dei pericoli pubblici ambulanti, che con molte probabilità investiranno a morte ciclisti e pedoni, non li trattiene minimamente. Difatti le cronache dei giornali e telegiornali riportano, frequentemente e terribilmente, incidenti mortali provocati da delinquenti di quel genere. Che però, o per il 'buonismo' delle nostre leggi, ma ancora più dei nostri magistrati; la fanno franca.
Gli incolpevoli finiscono nella bara, ed i colpevoli se ne tornano a casa, spesso per ricominciare.
Tutto questo per me è intollerabile. Da popolo senza dignità di nazione.

martedì 21 ottobre 2008

I genoani sono contenti, noi della samp incazzati.


De Ferrari, la festa per il rientro del Genoa in serie A. Poi inizia il campionato e la squadra di Preziosi si comporta molto bene.
La sampdoria invece è in zona retrocessione, oggi 21 ottobre 2008, è penultima con sotto sola la Reggina.
Quattro pareggi, neppure una vittoria. E noi sampdoriani siamo incazzati neri.
Avendo la fortuna di avere in squadra un fuori classe come CASSANO, invece di fare un paio di acquisti da mettergli a fianco giocatori adeguati a sfruttare i suoi assist hanno tirato al risparmio gretto condotto dall'avaro Garrone presidente non emerito della Società.
E così se non cambia il vento si rischia la retrocessione, addirittura con Cassano!
Ma siamo pazzi? Non vedete, Marotta & C.; cos combina il Genoa con milito?

sabato 18 ottobre 2008

FOTO PERSONALI

PAOLA
ROSANNA
PIER LUIGI